Arriva intorno alle 8.30, dopo aver letto qualche pagina di uno dei suoi autori preferiti e il solito immancabile sonnellino.
Non può farci nulla. L’autobus le concilia il sonno e lei non resiste mai. La sua fortuna è quella di scendere giusto al capolinea, altrimenti, da buona imbranata qual è, in questi anni avrebbe sicuramente saltato la fermata.
Ah, non è imbranata? Bene, allora non è lei che sbagliò a prendere il pullman, due anni fa, andando IN TUTT’ALTRA direzione per ritrovarsi poi accanto uno che cercava di venderle un po’ d’erba buona…
Tornò solo alle undici di sera invece che alle sei. Roba da poco.
Non è nemmeno lei che, sempre durante uno degli immancabili sonnellini, adagiò la testa per circa un’ora sulla spalla di un ragazzo sconosciuto che non la disturbò per tutto il tempo. Molto gentile, non c’è che dire.
Dunque, arriva per le 8.30. Ha urgentemente bisogno di un caffè. Deve svegliarsi. Deve parlare col professore. Deve assistere a una seduta di laurea che nemmeno stavolta la vedrà protagonista.
Alle nove si ritrova a vagare senza meta fra i corridoi di un dipartimento di una facoltà che non è la sua, bensì quella che avrebbe scelto se avesse avuto giusto un po’ di coraggio in più. La borsa è rigorosamente di quelle a tracolla. Al massimo avrebbe avuto con sé uno zaino. Odia quella moda che vede portare quelle borsone a metà braccio, sollevate in aria con fare snob. È da sempre fin troppo pratica e noncurante delle mode del momento. Sembra provenire dritta dagli anni ’80. O almeno così pare a lei.
Jeans, scarpe da ginnastica, Burt Bacharach nelle orecchie in sostituzione temporanea degli Smiths, insomma, pronta per le sfilate di Victoria’s secret, cosa alla quale ha sempre ambito e per la quale studia incessantemente da mane a sera. Studio matto e disperatissimo di lingerie. Non avete idea di quanti termini si debbano imparare per poter ambire a spodestare le grandi top.
È un duro lavoro e qualcuno dovrà pur farlo.
Nota che laddove un tempo c’erano banchi sui quali poter studiare, ora ci sono distributori di merendine.
Saranno state eliminate almeno quattro postazioni di studio. Lei e la sua amica, andavano a studiare in un posto che probabilmente conoscevano solo loro e chi costruì quelle scale. Un banchetto minuscolo, due sedie, una finestra che dava su un terrazzo, ora un libro di storia economica, ora di diritto privato.
Lì, si interrogavano a vicenda.
Sulle materie di studio e sulla vita. L’amica che le raccontava di quanto fosse innamorata di quel tonto del ragazzo. L’altra che le raccontava del suo desiderio di girare il mondo.
L’amica che le diceva: “vorrei avere la tua voglia di indipendenza”, quelita che cercava di distoglierla dai suoi propositi casalinghi, nonostante la giovane età. Non poté fare nulla all’epoca, non poté fare nulla poi.
Arriva al dipartimento di “diritto, impresa e lavoro”. quanto m’avete fatto penare, cari assistenti…
Tutti tranne te. Sembravi appena uscito dalla maturità. Capelli ricci, un sorriso di quelli che piacciono a lei e due guance pronte a mostrare una composta timidezza. Il professore pronunciò il suo nome e quello libero eri tu.
Toh! Giusto tu! A domanda, quelita rispondeva. Non riusciva a guardarlo spesso negli occhi, però era tranquilla.
Era una di quelle rare persone in grado di infondere serenità. Aveva lo stesso potere delle ginestre, perché, qualora non lo sapeste, quelita si commuove alla vista del fiore del deserto. Si commuove e si rasserena. Non saprebbe spiegarvi il motivo, o forse sì, fatto sta che, fra poche settimane, fra le curve di una strada che porterebbe lontano (se solo si potesse andar via), potrà finalmente rivedere interi campi, fioriti apposta per vederla più tenera e con le difese meno alte del solito.
Peccato che lei non ricordi più nemmeno il suo nome.
(oggi, quel prato aspettava giusto una tovaglia stesa sopra di sé, del pane caldo, una crostata con la marmellata di mele cotogne fatte in casa e due persone a indovinare la forma delle nuvole. Ti va? Andiamo?
A te, che non serve io dica chi sei. L’importante è che lo sappia tu.)
Ti voglio bene…
E’ ADESSO il momento per sentire il Natale e avere la luce delle ginestre dentro di sè
non ieri, non domani
è oggi quel giorno speciale
c’è “soltanto” da uscire dai labirinti interiori…..
….sapendo che ci sono tanti tanti tanti bernoccoli lungo la strada….;_)
uheeelà! se ho detto quaccosa che non và…me scusassero…
il tempo è sempre una questione cioppo cioppo personale e soggettiva
bisùbisùbisùbisù
Ale, anch’io. Tanto.
ritò, ci sentiamo oggi così ti aggiorno un po’…;-) ti abbraccio.
Penso che mi preparerò un Bitter shakerato
posso unirmi all’ubriacatura? (vabbè, il bitter non credo possa far molto)
dato che le uniche cose belle della giornata sono stati i due libri che ho appena comprato, mi servirebbe, grazie.
Fai pure. Io ho cenato con del brandy per torte
materiale di fortuna, quindi. mi ricordi una scena da film anni ’70. hai per caso anche il sigaro?
Evito di comprare superalcolici e mi tocca arrangiarmi. Niente sigaro, devo mantenere la linea
lascia stare il brandy o la bagna per il babà.
consiglierei un greco di tufo o un taurasi.
coi vini campani vado forte.
questo desiderio di andare lontano ti consumerà, lo sento
è confortante sentirselo dire. soprattutto di lunedì mattina.